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A Sergio martedì, 29 aprile 2008
  giusva's life, 14:04 [permalink] [dolori]


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Claretta e Ben martedì, 29 aprile 2008
  giusva's life, 13:56 [permalink] [dolori]


Su svegliatevi

riscuotetevi
vedo in cielo come una bandiera
come un'aquila
tra le nuvole
che riaffiora dalla memoria
forse è un inno
o solo un sogno
il ricordo di una canzone
ma ora sale sai
come il ritmo
di una marcia dentro al mio
cuore
Han ballato sui loro corpi
han sputato sul loro nome
han nascosto le loro tombe
ma non li possono cancellare
puoi vederli sai
sono tutti qui
con le braccia levate al Sole
sono tutti qui
io li vedo
piovon fiori su piazzale Loreto
E' una piazza piena di sogni
un'armata di cari amici
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
ed i ragazzi in camicia nera
i fratelli
di Primavalle
ed i martiri dell'Emilia
E ora sono qui
son sempre qui
son tornati a marciare ancora
dalle carceri
dalle foibe
dagli scrigni della memoria
mille innanzi a me
mille dietro
ed altri mille per ogni lato
è difficile
ma ci credo
piovon fiori su piazzale Loreto
E io ho il cuore nero
e tanta gente
mi vorrebbe al cimitero
Ma io ho il cuore nero
e me ne frego e sputo
in faccia al mondo intero
(270 bis)

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Esecuzione Capitale martedì, 29 aprile 2008
  giusva's life, 09:34 [permalink] [politica]

Il piacione non piace più. Questo esce dalle urne romane. Alemanno sindaco è il boia che ha determinato l’esecuzione Capitale della sinistra italiana. Non si può ben comprendere il risultato se non si guarda per un attimo al passato. Roma da sempre era stata considerata un feudo rosso, di varie sfumature, ma mai nella sua storia, dal Ventennio in poi, era stata governata dalla destra. Nemmeno sull’onda Berlusconiana del ’94, neanche in quella del 2001. erano sempre riusciti a spuntarla i candidati mancini. Nessuno si aspettava un risultato di tal guisa, nessuno si aspettava che Alemanno potesse arrivare nemmeno al ballottaggio, nessuno si aspettava che avrebbe vinto, e nessuno ancora poteva immaginare che, invece, avrebbe stravinto con più di sette punti percentuali sul suo sfidante. La vittoria acquista ancora maggiore significato perché, all’indomani delle politiche ultime scorse, tutto un popolo di “esperti” si era subito esercitato nel tentativo di sminuire lo strapotere del Pdl, attribuendo lo strano fenomeno al successo leghista nel nord. Ebbene questo risultato ha dimostrato come quegli “atleti della penna” si sbagliassero. Quegli stessi atleti oggi si interrogano sui motivi della Caporetto Capitolina. Capitanati dai politici sconfitti, e dalla loro rabbia frammista ad amarezza, si sono subito messi al tavolo di scrittura per segnalare le stranezze del voto disgiunto. Spieghiamoci meglio. C’è stato effettivamente lo strano fenomeno che ha visto prevalere il candidato del Pd, Zingaretti, alla provincia con più voti avuti nella città di Roma di quanti ne abbia avuti Rutelli. Questo significa che molti a sinistra hanno preferito votare per Alemanno alle comunali. Gli esercizi sulla fenomenologia dell’accaduto non interessano da queste parti. Interessa invece notare come Rutelli sia stato considerato “non idoneo” alla carica di sindaco per i risultati ottenuti nel suo precedente incarico e soprattutto per quelli ottenuti dal suo successore Veltroni. Si è così venuto a sancire il fallimento su tutta la linea del famoso modello Roma che definitivamente si va ad aggiungere alla lunga serie di insuccessi delle sinistre, sia a livello locale, rinascimento campano su tutti, sia nazionale. Di analisi sul fallimento e, specularmente, sulla vittoria del candidato di An ne leggeremo e ascolteremo parecchie, quello che oggi conta notare è che di rosso a Roma rimane poco, forse solo il “red carpet” del festival del cinema.


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Ombre Rosse lunedì, 28 aprile 2008
  giusva's life, 11:14 [permalink] [politica]


C’è qualcosa di molto più pericoloso della sinistra in genere e questo qualcosa è costituito dalla sinistra che ha perso le elezioni. La pericolosità è direttamente proporzionale alla rabbia avvertita. Più questa è forte più sono incisive le misure che gli sconfitti pongono in essere. Basta osservare da vicino due avvenimenti degli ultimi giorni per capire. Basta incolonnarli nel giusto modo come se fossero addendi di un’addizione, tirare una linea retta al disotto degli stessi e la somma che ne viene fuori è il risultato di un clima inquietante. Non hanno avuto il giusto clamore le dichiarazione di Veltroni circa la costituzione di un governo ombra. Si tratta di una istituzione non riconosciuta costituzionalmente e tampoco eletta dal popolo sovrano, e già per questo estremamente pericolosa. In Italia siamo abituati a pensare che tutto quello che non rientra nei dettami costituzionali sia foriero di processi antidemocratici. Spesso queste ipotesi vengono utilizzate in maniera strumentale, soprattutto da quelle sinistre che oggi vogliono utilizzare questa “strana” pratica del governo imboscato. Strana decisione questa del leader dell’opposizione, che tanto democratico si professa. Durante la campagna elettorale si era speso moltissimo per sottolineare le differenze tra il Pd e il vecchio. Il passato costituito dal PCI. Strana e ridicola la decisione di voler “controllare” da vicino le mosse del governo ufficiale. Ridicola perché ancora una volta devesi constatare come sia abissale la differenza tra quello che si vuol far credere e quello che nella realtà si mette in opera. La pratica del governo ombra, infatti, non è prassi italiana. Essa è molto più presente nei sistemi anglosassoni. L’unico esempio avutosi in Italia risale al lontano 1989 e a metterla in pratica fu proprio il PCI di Occhetto per contrastare il pentapartito del governo Andreotti sesto. Ridete pure! Questa del governo ombra è solo la prima parte della addizione di cui vi dicevo. La seconda riguarda il complotto messo in essere da uomini vicini al Pd contro Gianni Alemanno. Egli avrebbe utilizzato a vari livelli i fatti di cronaca e stupri consumatisi recentemente a Roma. La tristezza risiede nel fatto che di questa ipotesi complottistica e di disinformazione, principale attività dei governi ombra, ne hanno parlato fior di quotidiani nazionali, da Repubblica al Corriere. Essi si sono ancora una volta dimostrati in organico alla sinistra e hanno dimostrato di essere i principali canali di disinformazione presenti in Italia. In attesa di indagini, che nel frangente sarebbero sacrosante, tiriamo le somme delle due notizie. Immaginate adesso cosa potrebbe scatenarsi se il governo ombra mettesse bocca in ogni decisione del governo liberamente eletto. Le ipotesi di complotti, malefatte, connivenze non si conterebbero più, verrebbero suffragate dai soliti pennivendoli e dai numerosi intellettuali sempre ben allenati a tirar fuori inimmaginabili sciagure. Renderebbero ancora più lontana ogni sacrosanta istanza di verità e giustizia del popolo. Sebbene a scartamento ridotto le notizie relative al complotto ai danni di Alemanno sono una prova inconfutabile di cosa la rabbia degli sconfitti possa ingenerare. Resta da vedere se il nascente governo ombra sia in contatto con chi davvero se ne intende, ovvero la Cia o magari la Massoneria o meglio gli Illuminati. Mi vien da ridere se solo penso al matriciano Veltroni che esamina gli X-Files, non di alieni, non del Muovo Ordine Mondiale, né dell’Anticristo o dell’Apocalisse, ma quelli scritti da Rosy Bindi che si lamenta delle politiche sulla famiglia del suo successore. La frutta è servita.


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La nebbia all'irto Colle... giovedì, 24 aprile 2008
  giusva's life, 10:32 [permalink] [cronaca e giustizia]

Mi viene in mente, oggi, Giòsue Carducci. Nello specifico la sua splendida poesia dedicata agli irti colli e alla nebbia che nell’avvolgerli, carica di umidità, andava diradandosi lasciando il posto alle fresche refole di maestrale. L’inizio è di grande levatura e non dovrebbe essere prestato a similitudini di natura terrena quali quelle del mondo politico, ma essa è assolutamente calzante con il primo passo del nascente governo Berlusconi. Un passo di natura ancora esplorativo quello di ieri, incentrato sulla pattuglia di governo. Il confronto è avvenuto al Quirinale al cospetto del suo inquilino più famoso. Ecco dunque spiegata la prima similitudine. Quanto a quella relativa alla nebbia essa va sciorinata meglio e con più dovizia di particolari. Ha a che vedere coi cambiamenti mirabolanti che la politica costringe a praticare. Ricorderete infatti che più volte, nel recente passato, e sino a tutta la durata della campagna elettorale, Berlusconi non sia stato tenero col presidente Napolitano. Più volte aveva ricordato all’elettorato che la sua nomina era stata ad assoluto appannaggio delle sinistre, che si era trattato del più grave atto di lottizzazione operato dal precedente governo. Lasciavano presagire, quelle parole, che nulla di buono potesse scaturire in un generando nuovo rapporto con quella figura. Cosa è veramente cambiato da allora? Un particolare di non poco conto: Berlusconi ha vinto le elezioni. Converrete allora come quel cambiamento di cui accennavo sia di carattere strategico. Già negli attimi successivi all’esito delle urne i toni del Presidente del Consiglio in pectore sono mutati. Un riconoscimento nella figura e nella carica si era visto già in quella dichiarazione in cui si diceva:“le nomine dei ministri le effettua il Presidente della Repubblica su indicazione del Capo dell’Esecutivo”. Furono queste, più o meno, le parole del Cavaliere. Non c’è dubbio, una bella svolta. Berlusconi sa che un rapporto conflittuale con la massima carica dello Stato potrebbe seriamente minare l’efficacia del suo governo. Non mira a ripetere le esperienze precedenti di Scalfaro e Ciampi. Ma c’è anche un altro motivo. Questo è tutto nella Lega. Il Cavaliere conosce benissimo i possibili attacchi che potrebbero derivare dall’opposizione, e conosce, parimenti, la forza dell’alleato rinvigorito dal successo elettorale. Appare chiaro che l’inquilino del colle debba essere considerato come un prezioso alleato se si vuol ottenere il suo sigillo su provvedimenti molto particolari (vedi federalismo fiscale come l’intende la Lega), provvedimenti che se non approvati, potrebbero seriamente minare dall’interno la nuova maggioranza. In due parole Berlusconi ha inteso che dovrà essere come quel vento di maestrale capace di far sollevare la nebbia che incupiva i precedenti rapporti con Napolitano.


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Duello o Bordello? mercoledì, 23 aprile 2008
  giusva's life, 17:09 [permalink] [politica]


Convengo con quanti affermano che era ora che il dibattito, il faccia a faccia politico avesse finalmente luogo, sebbene a scartamento ridotto. Se ne era avvertita la mancanza durante la campagna elettorale appena conclusasi. Temo però che il livello dello spettacolo offerto sia ancora ben lungi dal raggiungere le vette dei confronti esteri. Sorvolerei sulle singole parole, sulle battute e sulle schermaglie, e ancor di più sulle ricette offete dai due candidati, buone alcune pessime altre. Sorvolo perché ne avrete già le scatole piene e mi soffermerei invece proprio sulla qualità dello spettacolo offerto. Al sottoscritto non è piaciuto anche se non nasconde una certa simpatia per Alemanno, più per il suo passato che per il presente, ad essere sinceri. In tutti i modi, quello andato in scena ieri sera non è stato nulla di edificante. La colpa è da attribuire a vari motivi. Innanzitutto lo spessore politico dei due sfidanti sindaci. Tutta la mia simpatia per Gianni Alemanno non può certo accecare gli occhi e rendere sorde le orecchie. Per Rutelli il discorso cambia, nei suoi confronti non c’è nemmeno simpatia, anzi quando “o bello guaglione” parla non posso fare a meno di rivedere Guzzanti che lo imita oppure tradurre le sue frasi in quell’inglese maccheronico dello spot apparso sul principale sito turistico italiano: “visit auar cauntri” per intenderci. Battutacce a parte quello su cui volevo puntare il dito non è solo lo spessore politico, ma anche, non saprei come ben definirlo, quel certo modo tutto italiano di inscenare lo scontro. Inscenare è la parola giusta, si tratta di puro spettacolo, effetto farsa, agone da scontro di galli sud americani. È come se il pubblico presente in trasmissione, ma anche quello comodamente seduto in poltrona, avesse suon di dollaroni in mano pronti per essere puntati sul favorito o per essere prontamente riscossi dalle mani dell’allibratore. C’è poi tutto il seguito di polemiche del giorno dopo sui giornali. “Rutelli batte Alemanno tre a zero”, “Alemanno straccia l’avversario”, ovviamente dipende dal tipo di quotidiano che ci si ritrova tra le mani. Non giova alla chiarezza, argomento da privilegiare sempre, in qualsiasi campagna elettorale, questo modo parziale di porre gli argomenti, anche perché pare che tutto il baraccone venga messo su ad uso e consumo di quegli elettori che vengono in tal modo degradati a consumatori, allo stesso modo con cui si sceglie il sedano o le fave al banco frutta di un supermercato. Vorrei sapere allora come si stabilisce chi ha vinto o ha perso? Quale il metro, la linea che un fantomatico pallone deve attraversare per designare il goleador? Quanto siamo lontani da un televoto modello grande fratello o x factor? scegli chi eliminare, Gianni o Francesco, con tanto di foto in posa! E le battutine? Le frecciatine? “Tesoro mio” etc! ne vogliamo parlare? Meglio di no, tanto credo di essermi spiegato.


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Grana Padana martedì, 22 aprile 2008
  giusva's life, 10:43 [permalink] [politica]

Non c’è dubbio che la vera sorpresa sul fronte del centro destra sia stata la marea di voti ottenuti dalla Lega che ha visto raddoppiare il suo bacino elettorale. I motivi possono essere diversi e spaziano dal malcontento generale delle regioni dell’oltre Po, bistrattati dal precedente governo, alla capacità di sfondamento del partito di Bossi verso sacche di voti non propriamente consoni all’area destrorsa come quelli dei ceti operai. Sia come sia, oggi il governo nascente dovrà fare i conti con una nuova realtà. Vero è che nella passata legislatura di Berlusconi, la Lega ha dato prova di essere tra i più fidati alleati ed è anche vero che le alleanze e l’amicizia nata ad Arcore hanno generato una accettazione di leader ship incondizionata nei confronti del Cavaliere, ma nell’osservare le prime mosse leghiste appare chiaro come il sottinteso sia: “non è la Lega che ha bisogno del governo, ma il governo che ha bisogno della Lega”. Nello specifico sono due, allo stato, i fatti degni di essere riportati. Innanzitutto sul fronte Alitalia c’è da considerare come Spinetta si sia dichiarato stanco della trattativa e non si può fare a meno di evidenziare come gran parte di questa stanchezza sia da annoverare alla questione dello scalo milanese che di fatto era parte integrante dell’affaire. Il ridimensionamento dell’Ab non era affatto piaciuto dalle parti del Carroccio e non sono in pochi ad affermare che un lembo della responsabilità del fallimento dell’operazione sia stata conseguenza proprio di questo malcontento “verde”. A torto o a ragione sia tratta di una vera grana per il nascente Esecutivo. Berlusconi, cordate a parte, contava di poter concludere in maniera positiva e, soprattutto, evitando il commissariamento della compagnia di bandiera. Altra grana attiene invece alla nomina dei ministri. Pare debbano essere ben quattro quelli che porteranno la pochette verde. Dopo l’incontro in villa dei giorni scorsi Bossi si è subito precipitato a fare nomi di dicasteri e ministri (Riforme, Interni, Agricoltura e una vicepresidenza del Consiglio).

Lo ha fatto essenzialmente per dare una immediata prova al suo elettorato che la Lega è seria e determinata. Capirete come l’uscita sia nettamente in contrasto con l’affermazione berlusconiana del: “decido io”. Sono seguite dunque imbarazzate smentite a frittata ormai già fatta. Frittata o grana poco conta, siamo di fronte ad un bivio la cui uscita potrebbe comportare una figura non edificante. Da un lato Bossi potrebbe aver avuto ragione e da qui a pochi giorni vedersi confermate le nomine. In tal caso le smentite di Berlusconi sarebbero messe in prima pagina come l’ennesima delle contraddizioni partendo da Repubblica a finire all’ultimo “gazzettino del popolo”. Viceversa Belrlusconi potrebbe per così dire impuntarsi e rimischiare la carte in tavola, cambiando accordi, nomi e dicasteri. In questo caso bisognerebbe vedere se Bossi accetti il nuovo “organigramma” e se dovesse essere così quali conseguenze porterebbero per il futuro, queste sono cose, infatti, che generano malcontento e che si la Lega si è sempre “legata” al dito.


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Una ronda non fa primavera lunedì, 21 aprile 2008
  giusva's life, 10:13 [permalink] [politica]


L’ argomento di cui passo a trattare potrebbe, ad oggi, in pieno clima di totoministri, risultare secondario. Non lo è perché si tratta di un argomento programmatico su cui si sono incentrate entrambe le campagne elettorali dei maggiori partiti. L’argomento in questione è quello della sicurezza, ritornato tristemente di moda dopo la violenza e l’uccisione subita da una donna extracomunitaria con le medesime modalità con cui si maturarono i fatti di Roma che videro vittima la signora Reggiani. Partiamo proprio da lì. Ricorderete il mare di polemiche infuocate che ne discesero. Veltroni e Prodi si scoprirono sceriffi promettendo espulsioni lampo e un decreto legge in materia in meno di 24 ore. Quelle ventiquattro ore durano ormai da mesi senza che sia stata fatta una sola espulsione, ma non è questo il punto. Ricorderete anche che il provvedimento fu oggetto delle ritrosie più massimaliste che lo giudicarono, da subito, razzista. Addirittura fu richiamato il trattato di Schengen dall’allora senatore Salvi. Lo sturcio che ne conseguì non fu controfirmato da Napolitano e ad oggi, come accennato, siamo da capo a tredici. Fu durante quell’accesa votazione che si consumò lo strappo definitivo tra il centro e la sinistra del governo Prodi e fu in quel momento che si segnò il punto di non ritorno di un governo nato morto. Per alcuni esponenti del centrosinisistra addirittura sarebbe stato meglio chiuderla lì, con il sacrificio andato vano della signora Reggiani sullo sfondo di una triste vicenda di violenza di periferia. Veniamo ai giorni nostri. La sinistra non ha saputo, sull’onda di quella triste figuraccia, essere così incisiva sull’argomento sicuerezza. È lì che ha consumato la sua sconfitta. Non così il Pdl. Le ricette si sprecano: più agenti di polizia, ritorno ai Ctp, certezza ed inasprimento delle pene, ritorno, senza se e senza ma alla legge Bossi Fini, riveduta e corretta, magari anche resa più incisiva su alcuni aspetti. Sin qui le proposte avanzate da Fini e da Letizia Moratti. Ce n’ è una però che farà molto discutere. L’ha avanzata il leghista Maroni, prossimo futuro e probabile inquilino del Viminale. Dunque degna del massimo riguardo. Si tratta della istituzionalizzazione delle ronde cittadine. Esperimento che ha trovato discreta diffusione nel nord. Lascio da parte gli ovvi dubbi sulla loro costituzionalità, argomento questo che meriterebbe fiumi di parole, e passo direttamente al loro risvolto politico. Il sottoscritto è financo d’accordo sul loro utilizzo, ma il mio pensiero conta poco. Quello su cui voglio richiamare l’attenzione sono le conseguenze che esse determinerebbero. Poco conta che un sindaco rifondarolo come Cofferati le abbia utilizzate nella sua Bologna, non ne sentiremmo parlare comunque. Sentiremmo invece gli strepiti dei soliti conducenti della volante rossa inneggiare al ritorno delle nuove squadracce, al pericolo democratico, e via dicendo. Diverrebbero un arma potente nelle mani di certa sinistra chiassosa e piazzaiola che accuserebbe la solita Lega di utilizzare metodi di altri tempi. Il rumore che costoro scatenerebbero sarebbe direttamente proporzionale al grado di testardaggine con cui il nuovo partito di maggioranza porterebbe avanti la crociata dei City Angel. Testardaggine notoriamente appartenente ai discendenti degli Insubri. Il rischio è quello che definirei un nuovo effetto articolo 18. Ricorderete, infatti, che gran parte del consenso del governo Berlusconi Bis si consumò proprio su questa vicenda; su questo tema si determinò la prima vera grande sconfitta. Attenzione dunque a non ridare certe opportunità, troppo preziose in questo momento, si cerchi di far rimanere il coltello saldamente nelle giuste mani. La seconda perplessità riguarda un fatto più propriamente di costume ed è strettamente legata al tessuto sociale italiano, alle realtà ben diverse tra nord e sud. Immaginate infatti una ronda composta da tranquilli commercianti, piccoli imprenditori, studenti e operai e trapiantatela in mezzo ad un quartiere come la 167 (Scampia) di Napoli o lo Zen di Palermo. I pochi immigrati che ci sono qui sono per lo più vittime delle stesse delinquenze che terrorizzano i cittadini onesti ed italiani, le stesse delinquenze che non esitano a sparare a vista contro chi contrasta i loro traffici e, converrete, che la buona volontà dei rondaroli può poco contro una mitraglietta Uzi. Altro rischio che si corre è che queste ronde suddiste siano direttamente gestite e infarcite dai suddetti criminali. Già girare per le vie della nominate città è un’impresa non da poco, bisogna spesso barcamenarsi tra orde di motorini impazziti e cavalcati da nuovi barbari che, come i lanzichenecchi, discendono da quartieri come quelli Spagnoli di Napoli. In genere questi motorini nelle selle nascondono, nella migliore delle ipotesi martelli e coltelli, nella peggiore armi da fuoco, rigorosamente abusivamente detenute. La mia domanda finale è dunque questa: cosa accadrebbe se a questi ostrogoti venisse data la possibilità di organizzarsi, di indossare una qualsivoglia divisa e agire indisturbati avendo come unico discrimine, nella loro ansia di agire “per la comunità”, tra un reato ipotizzato ed uno vero, un cervello grosso quanto un chicco di riso?”


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Una colossale bevuta di cervello venerdì, 11 aprile 2008